ROMA-BRUXELLES: DAI CONFINI AL CUORE DELLA UNIONE EUROPEA

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L’Unione Europea ad una svolta, quale futuro?

Proprio mentre l’America, con l’elezione di Donald Trump,  si consegnava -a torto o ragione-  al populismo ed al nazionalismo più inaspettati, mi trovavo per una fortuita coincidenza nel cuore di una Istituzione che, nata con l’Unione Europea  per la tutela e la salvaguardia di principi “fondamentali” quali  libertà, uguaglianza  e solidarietà, si vede costretta a dover progettare ed adottare nuove strategie politiche ed economiche per controbattere i feroci, ripetuti attacchi xenofobi e protezionisti provenienti dai suoi stessi Stati Membri, che ne  minacciano ora credibilità ed esistenza stessa.

Sto parlando del Parlamento Europeo,  l’unica Istituzione dell’Unione Europea ad essere stata eletta direttamente dai suoi cittadini e che, insieme al  Consiglio dell’Unione Europea, costituisce una delle due camere  che esercitano il potere legislativo nell’Unione stessa, prevalentemente sollecitato  dalla  Commissione Europea.

Ero  aggregato ad una affabilissima delegazione dell’Udc provinciale di Grosseto, ospitata a Bruxelles dal Parlamentare Europeo On. Lorenzo Cesa  (notizia riportata dalla stampa locale), quest’ultimo membro -tra le altre cose- della commissione per gli affari esteri dell’europarlamento.

La “mission” dichiarata della spedizione era quella di avvicinare i cittadini alle Istituzioni ed ai Parlamentari Europei e, per quel che mi riguarda, è decisamente riuscita.

On. Lorenzo Cesa

A tal proposito, e cioè, giusto per ricordare a noi stessi quali rapporti ci legano alle Istituzioni europee, è appena il caso di richiamare alla memoria il ruolo fondamentale che l’Italia, e dunque noi, cittadini italiani, abbiamo avuto nella fondazione dell’Unione Europea.

I più diretti progenitori  della UE,  infatti, sono stati partoriti proprio in Italia, e più precisamente a Roma,  il 25 marzo 1957, in Campidoglio, con un trattato (istitutivo della CEE) firmato dai rappresentanti di 6 paesi: Italia appunto, Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi; a questi 6 paesi fondatori (giusto geograficamente rappresentanti il cuore ed il centro dell’Europa), si sono da allora aggiunti tutti gli altri Stati, fino a raggiungere l’attuale (provvisorio?) numero di 28 membri.

Tra i vari trattati trattati  che si sono succeduti nel tempo, una menzione speciale  la merita  il Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, che  ha assegnato alla UE la veste che  ancora ora sostanzialmente indossa,  e  fissato i principi fondamentali, propri di una Costituzione Europea, ancora lontana dall’essere realizzata, come quelli che seguono.

Europa, Parlamento Europeo

L’UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani (art. 2 del Trattato)   … essa si pone finalità generali, prefiggendosi, in particolare: la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne; l’instaurazione di un mercato interno e lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata, su un’economia di mercato competitiva e su un elevato livello di tutela e miglioramento dell’ambiente … la lotta all’esclusione sociale e alle discriminazioni … la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri …  l’unione economica e monetaria, che ha per moneta l’euro … contribuendo alla pace, alla sicurezza e allo sviluppo sostenibile, all’eliminazione della povertà, alla tutela dei diritti umani e al rispetto del diritto internazionale e dei principi della Carta delle Nazioni Unite (art. 3) …”

Come spesso accade, insomma, il problema non sta tanto nell’essere sbagliati i princìpi fondativi dell’Unione, concepiti nella fattispecie da menti “illuminate”, reduci da una guerra devastante che avrebbero voluto rendere mai più ipotizzabile, quanto piuttosto nelle incapacità di altri uomini, probabilmente inadeguati, ad attuarli e renderli condivisi alle collettività che rappresentano.

E così allo shock della Brexit si è di lì a poco aggiunta a sorpresa l’elezione  di un Presidente americano non propriamente in linea con molti dei principi che hanno fatto grandi gli Stati Uniti d’America (uno fra tanti, la multietnicità .. ed i suoi derivati), sì da preoccupare non poco l’Europa.

Per Bruxelles, la vittoria di Donald Trump alle elezioni degli Stati Uniti è quanto di peggio non poteva succedere. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, non ha nascosto la preoccupazione per la figura che siederà alla Casa Bianca all’inizio dell’anno prossimo e ha usato toni molto forti: «Corriamo il rischio di perdere due anni aspettando che Trump termini di fare il giro del mondo che non conosce», ha detto intervenendo a Lussemburgo una conferenza sull’Europa. Quell’Europa che lui, da ministro, poi da primo ministro e infine da capo dell’esecutivo comunitario, frequenta dagli anni Novanta. Trump, invece, non ha neanche l’idea di cosa sia. Almeno secondo il pensiero di Juncker: «Bisognerà che gli spieghiamo in cosa consiste l’Unione europea e come funziona».  (FONTE: La Stampa)

Quale futuro attende dunque questa “giovane” Europa, al bivio più complicato e pericoloso del suo cammino? “Lo scopriremo solo vivendo“, insegnava uno dei padri fondatori della musica leggera italiana ..

Quel che è certo è che se anche negli USA ha vinto il rancore ed il malconento, analogamente a quanto è accaduto in Gran Bretagna e sta accadendo in gran parte degli Stati Membri, l’Europa non può arrendersi e piegarsi a sterili ed egoistici attacchi populisti ma, se vuole sopravvivere a se stessa,  attingere ai  ricordati valori più autentici di solidarietà  e coesione, economica e sociale, e tramutarli quanto più possibile in quelle risposte incisive e concrete che i cittadini europei, per sentirsi veramente tali, da tempo attendono.

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