UN DIAMANTE NON E’ PER SEMPRE, LO DICE LA CASSAZIONE

piazza cavour cassazione
Piazza Cavour, Corte Suprema di Cassazione

SE LA COPPIA SCOPPIA, LEI DEVE RESTITUIRE I REGALI DI MAGGIOR VALORE

Roma, Piazza Cavour, settembre 2016.

Dal  Palazzaccio, come viene comunemente soprannominato il meglio noto Palazzo di Giustizia, sede della  Corte Suprema di Cassazione, arriva la ferale notizia, che in un accecante miscrosecondo ha demolito tutte le certezze faticosamente acquisite in anni e anni di martellante indottrinamento pubblicitario: un diamante non è -più- per sempre!

Lo ha spietatamente stabilito la Seconda Sezione Civile della Corte di  Cassazione, condannando una sfortunata “ex” a restituire all’eversivo compagno non solo un “milionario” brillante di tredici carati, ma anche un quadro di Picasso, del valore stimato in giudizio di circa seicentomila euro.

La diatriba iniziava nel lontano 2006, con la richiesta di restituzione di tredici oggetti d’arte, tra cui opere di autori famosi quali  Klee,  KlimtMan Ray  ed, appunto Picasso,  e giungeva  già dinanzi alla Corte d’Appello di Milano alla stessa, testè riferita soluzione.

La decisione non è evidentemente risultata di gradimento a nessuno degli “ex”, i quali, con il terzo grado di giudizio, ambivano a mantenere, o riavere, a seconda dei casi, l’intera preziosa collezione di regali, elargiti nel corso del cessato rapporto sentimentale.

I Giudici di Piazza Cavour hanno tuttavia confermato il giudizio della Corte d’Appello sancendo, al di là dei facili sarcasmi, degli interessanti principi di diritto.

Il punto cruciale sta nella inquadrabilità o meno di dette ragalìe nell’istituto giurico di cui all’art. 770, 2° co., c.c., il quale testualmente stabilisce: “Non costituisce donazione la liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi o comunque in conformità agli usi”.

Si parla in proposito di liberalità d’uso: è necessario che il “donante” effettui tale attribuzione allo scopo di conformarsi ad un’usanza sociale come, ad esempio, le mance, i regali di Natale etc. etc .

Applicando la norma al caso in esame, gli Ermellini hanno precisato che “la liberalità d’uso si configura qualora sia disposta in determinate occasioni, quali le nozze, i compleanni, gli anniversari, in cui per consuetudine si è instaurata l’abitualità diffusa di un certo comportamento“, ed aggiunto che “feste e ricorrenze affermatesi nel corso del tempo possono far sorgere e consolidare usi nuovi, che legittimano l’applicazione della disposizione in esame” come, ad ulteriore esempio, la Festa della Donna e la festività di San Valentino, da tempo impostesi con indiscutibile rilevanza in Italia e nel mondo occidentale.

Perchè dunque, tra tanti regali di valore effettuati in occasione di altrettante festività, la condanna alla restituzione di due soli di essi?

Ebbene sul punto i Giudici di Piazza Cavour hanno specificato che il rilevante valore di un regalo non è ostativo alla configurazione di liberalità d’uso, dovendosi usi e costumi propri di una determinata occasione essere vagliati anche alla stregua dei rapporti esistenti fra le parti e delle loro condizioni socioeconomiche.

Il  fondamentale discrimen della disputa (e questo è il punto), tuttavia, è stato specificamente individuato nel particolare sforzo economico che i regali “incriminati” hanno comportato per il pur facoltoso donatore, i quali sono stati considerati per questo non di routine e, dunque, non comparabili agli altri.

Che insegnamenti trarre dunque da questa innovativa pronuncia?

Uno è sicuramente il seguente: dispensate senza paura regali alla vostra amata in ogni ricorrenza, anniversario o festività, anche oltre le vostre possibilità economiche.

Tanto, ove mai doveste superare il limite del vostro personale depauperamento, potrete sempre richiedere indietro i regali imprudentemente elargiti oltre misura, sperando però, a quel punto, che siano ancora rimasti nella disponibilità della vostra ex …….

DIAMANTE

 

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